
Testi | Terracciano | Guerra d'Eurasia | 2002
Date: 31 August 2002 à 23:08:28 MSD Sujet: Ìàòåðèàëû
Archivio de EURASIA a cura di Martino Conserva
original text
Carlo Terracciano
GUERRA D’EURASIA
La penetrazione della
talassocrazia americana nell’ “Heartland”
eurasiatico
“La presenza di truppe Usa in Georgia non è
una tragedia…Se è possibile negli stati dell’Asia
centrale, perché non dovrebbe esser possibile in
Georgia? Ogni stato ha il diritto di attuare la politica
che crede nel campo della sicurezza. La Russia riconosce
questo diritto”. Vladimir Putin, Presidente
della Federazione Russa.
“Who rules East Europe commands the Heartland: who
rules the Heartland commands the World-Island: who rules
the World-Island commands the World” (Chi controlla
l’Est Europa comanda l’Heartland [letteralmente: il
Cuore della Terra]: chi controlla l’Heartland comanda
l’Isola -Mondo [la massa terrestre
eurasiatico-africana]: chi controlla l’Isola-Mondo
comanda il mondo”.
(H. Mackinder)
AL CUORE DEL PROBLEMASir Halford
Mackinder, il geografo inglese autore di
“Democratic Ideals and reality” aveva posto
questa lapidaria massima alla base della sua concezione
geopolitica globale. Nell’eterna contrapposizione
tra Terra e Mare, il Landmächte e
Seemächte di Josef März, l’asse centrale della
storia e della geopolitica è rappresentato appunto
dall’Heartland, il “cuore” dell’Eurasia, il retroterra
logistico più distante e facilmente difendibile dagli
attacchi esterni di potenze marittime, che partano dalla
fascia marginale (inner o marginal
crescent): quella serie di isole e penisole che
proprio come una “mezzaluna” circondano la massa
continentale di terre emerse più estesa del pianeta.
Le Grasslands, il “mare d’erba” della Siberia
occidentale che dalle gelate tundre settentrionali
arriva al Caspio, dal Volga alla Mongolia, avente come
spina dorsale gli Urali, sono il cuore pulsante della
“tellurocrazia”, della potenza terrestre in
Eurasia.
Tutto attorno oceani ghiacciati, mari interni
impenetrabili, i vasti e aridi deserti del centro Asia,
le catene montuose a partire dal Caucaso, separarono per
millenni l’Eurasia propriamente detta dall’Asia
centro-meridionale, l’ Asia “gialla” a sua volta
suddivisa in specifiche aree geopolitiche
sub-continentali (Medio Oriente e penisola Arabica,
India, Indocina, arcipelago Nipponico). A nord le
popolazioni nomadi, indoeuropee, ugrofinniche, altaiche
percorrevano in ogni senso, a cavallo, a piedi,
con i cariaggi, le aperte praterie, da est ad ovest,
occupando penisole e isole della futura Europa, penisola
della massa continentale proiettata tra mari chiusi ed
Oceano Atlantico. Sui margini del Grande
Continente, ad est, ad ovest, a sud, sono nati gli
insediamenti stanziali, le prime civiltà sedentarie, le
culture e colture “potamico irrigue” delle quali ancor
oggi ammiriamo i resti: la Cina, l’India, l’Impero del
Sol Levante, i regni e gli imperi assiro-babilonesi,
l’Egitto “dono del Nilo”, e poi la Grecia e Roma, e poi
ancora l’ ecumene cristiano medievale e l’Islam,
l’Impero Ottomano…insomma tutta quella che conosciamo
come CIVILTA’ CLASSICA. Come un cuore pulsante
l’Heartland, inviolato e inviolabile fino ad ieri nelle
sue difese naturali e climatiche, nei suoi immensi spazi
scrigno di ricchezze ancora inesplorate, ha continuato a
pompare sangue vivo nelle arterie del Mondo Antico,
linfa vitale di giovani energie per alimentare, in pace
come in guerra, le civiltà dell’Eurasia che hanno
modellato nel bene e nel male il mondo intero come oggi
lo conosciamo.
IL NOSTRO “DESTINO MANIFESTO”Anche nel mondo
moderno e tecnologizzato degli aerei, dei computer, dei
missili balistici intercontinentali, dei sommergibili
atomici e dei satelliti, SPAZIO e POSIZIONE
rappresentano una difesa potentissima rispetto ai vari
tentativi di assalto al retroterra geostrategico
terrestre dell’Eurasia, da secoli quasi perfettamente
combaciante con la potenza terrestre per eccellenza: la
Russia. Cambiano i regimi e le ideologie, gli uomini
e le istituzioni, ma alfine la Geopolitica e la Storia
tornano e ritornano sui propri passi, ripercorrendo le
strade e i passaggi obbligati di sempre.
Le ondate di invasione straniera dai Téutoni agli
svedesi, da Napoleone a Hitler, si sono infrante su una
Russia difesa più che dai suoi eserciti (peraltro molto
più efficienti nelle guerre difensive che non in quelle
offensive), dalla sua stessa natura, dai suoi spazi
immensi che permettevano di manovrare uomini e mezzi in
ordini di grandezza impensabili per nazioni europee
abituate dalla conformazione dei propri territori a
contendersi pochi chilometri di terreno, quasi zolla per
zolla, in guerre fratricide.
Che si trattasse della Russia zarista o dell’Unione
Sovietica di Lenin e Stalin, l’Impero terrestre
eurasiatico ha seguito le direttive geopolitiche
d’espansione contrapponendosi alla crescente potenza
delle potenze marittime: l’impero britannico nell’800,
gli Stati Uniti d’America nel secolo scorso.
IL NODO GORDIANO DELL’AFGHANISTANDopo il 1945 e
gli accordi di Yalta, il sistema di alleanze basate
sulla talassocrazia americana, unica potenza estranea
all’Eurasia (NATO, SEATO, ANZUS) ha circondato
militarmente, politicamente, economicamente, le potenze
terrestri: la Russia, la Cina, l’India. Il
tentativo, fallito, di spezzare l’accerchiamento,
attuando a sua volta un contro-accerchiamento strategico
da sudovest e sudest, fu condotto dall’URSS in
Afghanistan; proprio dove oggi sono tornati gli Stati
Uniti per percorrere, ma al contrario, la stessa via e
aprirsi così le rotte di penetrazione verso nord, verso
l’Heartland mackinderiano. La rotta afghana fu una
delle principali cause del crollo implosivo, della
frantumazione dell’impero terrestre moscovita. Dopo
aver perso tutti gli stati satelliti europei, a
cominciare dalla DDR, la Germania dell’Est e Berlino,
anche l’URSS si è a sua volta disintegrata sulle faglie
di rottura etno-nazionali delle 15 repubbliche. La
CSI, nata dalle sue ceneri, è solo un pallido ricordo
del dissolto impero, un esempio quasi unico nella storia
di auto-dissoluzione non conseguente ad un’invasione
dall’esterno, almeno non nel senso classico del
termine. In questo caso potremmo semmai
parlare di un lungo strangolamento per assedio durato
quasi mezzo secolo.
Precludendo alla potenza terrestre il libero accesso
agli oceani, oltre i mari interni, e tenendo saldamente
in pugno isole e penisole d’Eurasia, la talassocrazia
americana ha conseguito la sua vittoria sulla potenza
terrestre del continente, ESEGUENDO ALLA PERFEZIONE GLI
INSEGNAMENTI GEOPOLITICI di Mackinder, ma ancor
prima quelli dell’Ammiraglio statunitense A.T. Mahan
chiaramente delineati nel suo “The Influence of Sea
Power upon History”. Insegnamenti proseguiti poi
dai vari Spykman, Cohen, Luttwak, Brzezinski e da tutta
la scuola geopolitica a supporto dell’imperialismo
talassocratico. Perché la verità è che gli USA,
dalla loro origine ai nostri giorni, hanno SEMPRE e
COERENTEMENTE perseguito il fine geostrategico mondiale
di dominio dei mari, degli oceani e poi dei cieli che
già fu dei cugini britannici rispetto all’Europa. Fino
agli spazi siderali e alla teorizzazione di “scudi
spaziali”.
RIMLAND CONTRO HEARTLANDIn termini geografici
il continente nordamericano rappresenta in grande quello
che fu l’Inglilterra per l’Europa: la base marittima
inviolata da cui lanciare l’offensiva per la conquista
della massa terrestre, penetrando sempre più all’interno
dell’Eurasia, fino al suo “cuore” strategico,
l’Heartland appunto. Spezzare in due la Russia,
occuparne in qualche modo lo Spazio Vitale Siberiano,
separandola dalla confinante Cina (l’altra potenza
terrestre emergente), assicurarsi il controllo, la
gestione e lo sfruttamento delle ancora intatte risorse
energetiche e materie prime del Caspio e della
Siberia: questo grandioso progetto strategico
assicurerà agli Stati Uniti non soltanto la vittoria
definitiva sul nemico secolare terrestre e quindi
l’incontrastata egemonia anche sul Vecchio Mondo, ma
servirà a tenere sempre sottomessa politicamente e a
bada economicamente l’Europa, separata dalle sue fonti
energetiche a sud come ad est. Stesso discorso, ma
all’inverso geograficamente, vale per il Giappone e la
Cina del XXI secolo. Per inciso l’asse politico
creatosi recentemente tra i governi di Londra e Roma,
apparentemente diversi per orientamento politico (leggi
“destra” e “sinistra”, termini che, a detta dello stesso
Blair, non hanno più senso) con la benedizione di
Washington, è chiaramente l’ennesimo “bastone tra le
ruote” anche di una pur minima autonomia europea basata
sull’asse Parigi-Berlino, estendibile in un ipotetico
futuro fino a Mosca.
La politica estera americana di un decennio, dal 1991
al 2001, in pratica dal crollo dell’URSS all’11
settembre dell’attacco a New York e Washington, ha
potuto apparire confusa e quasi schizofrenica solo ad un
osservatore politico digiuno di qualsivoglia nozione di
geopolitica. Alla luce della Dottrina Geopolitica e
dell’analisi dello scontro epocale contemporaneo tra il
Mare e la Terra, tra l’America e l’Eurasia, la strategia
di Washington appare di una cristallina evidenza.
Essa non è che la continuazione di una geostrategia
mondiale espansionista che, partita dalle coste
oceaniche, Atlantico ad Ovest, Pacifico ad Est, Oceano
indiano a Sud, ha dato l’assalto per un secolo e
mezzo all’Eurasia; combattendo volta per volta contro la
potenza terrestre egemone del momento, la Germania, la
Cina, il Giappone o la Russia, come l’impero di “Sua
Maestà Britannica” aveva fatto contro la Spagna di Carlo
V, la Francia di Napoleone e ancora contro la Russia e
la Cina. Ancora e sempre Mare > Terra, America
contro Eurasia. Che l’Amministrazione al potere alla
Casa Bianca sia “democratica” o “repubblicana” poco
importa; gli obiettivi strategici sono sempre gli
stessi, anche se cambiano metodologie e tattiche.
ATTACCO CONCENTRICOLa guerra per procura
dell’Iraq alla Rivoluzione Islamica Iraniana, la quale
aveva messo in crisi e spezzato la catena di
accerchiamento, favorendo indirettamente l’invasione
russa dell’Afghanistan (preludio allo sbocco sull’Oceano
Indiano passando sul Belucistan pakistano), fu
appoggiata dagli americani con lo stesso proposito per
cui dieci anni dopo si aggrediva Saddam Hussein con la
scusante di proteggere il Kuwait e gli Emirati del
Golfo. Le provocazioni anticinesi nel mare cinese
meridionale, per saggiare la resistenza e reattività di
Pechino fanno il paio con le pressioni sulla Corea del
Nord, baluardo della resistenza alla penetrazione degli
Stati Uniti a est, ma anche stato confinante sia con la
Cina sia, per brevissimo tratto, con la Federazione
Russa, a ridosso di Vladivostok, la “Porta d’Oriente”
dell’impero russo, il suo sbocco sul Pacifico. Non è
certo un caso che l’attuale amministrazione Bush sia
arrivata a ipotizzare, sfidando il ridicolo, un
fantomatico “Asse del Male”
Bagdad-Teheran-Pyôngyang; accomunando cioè mussulmani e
marxisti, arabi,persiani e asiatici, sunniti e
sciiti e via in un delirio di onnipotenza
guerrafondaia.
VERO “ASSE DEL MALE”Su “Le Monde
Diplomatique” Ignacio Ramonet ha giustamente
risposto con “L’Axe du Mal” identificato nelle
tre organizzazioni internazionali che tengono le catene
che imprigionano popoli e governi: Fondo Monetario
Internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale
del Commercio. Gli Stati Uniti d’America ne
rappresentano il progetto politico globale ed il braccio
armato militare per la sua realizzazione: “Questo
impero aspira a realizzare nei fatti la mondializzazione
liberale. Tutti gli oppositori, tutti i dissidenti e
tutti i resistenti quindi devono sapere che saranno
combattuti su questi tre fronti: economico, ideologico e
militare”. Il controllo delle fonti energetiche
presenti e future in Eurasia, la “guerra al terrorismo
islamico”, l’invasione dell’Afghanistan come le
prospettate aggressioni a Iraq, Iran e Repubblica
Popolare di Corea (tanto per cominciare) sono tre
aspetti complementari di uno stesso disegno egemonico su
scala planetaria. Il retroterra russo-siberiano
rappresenta l’obiettivo strategico convergente di questo
attacco da ovest, da sud, da est. La stessa
disintegrazione della ex-Yugoslavia infatti, non più
baluardo d’interposizione alla penetrazione russa nel
Mediterraneo, e la guerra aperta alla Serbia di
Milosevic (la prima in Europa dopo il ’45), servirono
agli USA per eliminare un avamposto slavo-ortodosso,
tradizionalmente amico di Mosca, dai Balcani per
prendendone l’assoluto controllo.
Avemmo già modo di affermare più volte che se si
bombardava Belgrado, era a Mosca che si puntava. E la
distruzione dell’ambasciata cinese nella capitale serba
fu un avvertimento al colosso asiatico. Gli eventi
contemporanei ci confermano tragicamente in queste
previsioni. E questo mentre la NATO, superati i suoi
confini “istituzionali” e i suoi proclamati scopi
originari si espande sempre più verso est, col proposito
di inglobare gli stessi stati dell’ex URSS: stati
baltici (+ Kalinigrad), Bielorussia e Ucraina. Né è
oramai un mistero per nessuno il ruolo svolto dagli
alleati sauditi nel Caucaso, in Cecenia e in tutta
l’Asia centrale ex sovietica; in concorrenza sincronica
anche con la Turchia presso quegli stati a maggioranza
turcofona e islamico sunnita.
L’alleanza tra la potenza asiatica inserita nella
NATO e il baluardo sionista rappresentato da Israele non
è che il prodromo dell’aggressione al Medio Oriente, al
mondo arabo ed islamico già diviso ed impotente di
fronte al genocidio del popolo palestinese. Vicken
Cheterian in “La Russie s’enlise en Tchétchénie”
(“Le Monde Diplomatique”, mars 2002) ha
analizzato gli errori ed orrori della guerra
russo-cecena il cui riaccendersi, dopo i
misteriosi attentati in Russia, favorì PROPRIO
l’ascesa al potere di Putin sull’ondata del nazionalismo
russo e panslavista. Ora i soldati americani sono
già in Georgia in sostegno di Eduard Shevardnadze, ieri
ministro dell’URSS ed oggi acerrimo nemico di Mosca, con
la scusa che nella regione di Pankisi abbiano trovato
rifugio uomini di Al Qaeda.
IL NEMICO ALLE PORTEIronia della Storia è dalla
patria di Stalin, il geniale creatore della potenza
russa moderna, che ora proviene il pericolo per
l’integrità e la sopravvivenza stessa della Russia. E’
la vendetta georgiana per l’Abkhazia che apre alla NATO,
dalla confinante Turchia, le porte del Caucaso russo.
Se il Cremlino aveva pensato di sfruttare il
sostegno all’invasione americana dell’Afghanistan per
avere sostegno e mano libera in una guerra interna che
ha scatenato senza saperla vincere, adesso è servito.
I più avveduti ufficiali dell’armata russa lo
avevano previsto, ma ancora una volta Forze Armate e
uomini dei “servizi” seguono logiche divergenti che
lacerano ancor più il disastrato paese. In più,
ancora una volta, le FFAA russe hanno messo a nudo tutta
la loro incapacità attuale e l’inadeguatezza dei mezzi;
proprio quando si profila alle porte il pericolo non di
un piccolo esercito di ribelli per quanto eroici e
motivati, ma la più grande potenza mondiale. Il
“Nemico alle porte” non è il popolo ceceno ma il
superstato imperialista USA. Non è forse un caso che
proprio ora trapelino le notizie sul “NPR” il Nuclear
Posture Review, la situazione sulla revisione delle
strategie nucleari del Pentagono: in pratica
l’ammissione della possibilità dell’uso di bombe
atomiche non più come reazione ad un’aggressione
esterna, ma come normale arma d’offesa.
E tra gli obiettivi ipotizzati non ci sono soltanto i
già noti “stati canaglia” del cosidetto “Asse del Male”
(sintomatico paragone con i paesi dell’Asse della II
Guerra Mondiale), Iraq, Iran e Corea del Nord, ma anche
la Siria, la Libia, e PROPRIO LA RUSSIA “dell’amico
Putin” e la CINA, cioè tutti stati che, secondo
Washington, sarebbero capaci di resistere ad un attacco
con armi non nucleari. Chi considerava ridicole o
folli le analisi che denunciavano essere gli Stati Uniti
in procinto di scatenare una nuova guerra mondiale è
servito. Dopo la fine della Guerra Fredda e
l’affermarsi dell’egemonia mondiale americana, il
terrore atomico sembrava oramai relegato nei ricordi del
secolo passato, del bipolarismo e dello scontro delle
ideologie est-ovest. Al contrario esso si ripresenta
PROPRIO per il fatto che l’espansionismo mondiale USA
sembra oggi inarrestabile ed il suo apparato
militar-industriale, atomiche comprese, inimitabile e
invincibile. Colpire senza possibilità di ritorsioni: il
sogno di ogni stratega militare! Almeno usando
strumenti bellici tradizionali…
UN PIANO GENIALEL’11 settembre 2001 ha
rappresentato in questo contesto un “salto di qualità”
o, meglio, un’accelerazione verso l’obiettivo finale:
conquistare e sottomettere l’Eurasia fino al suo più
inviolato santuario, il centro Asia e poi la Siberia.
Incunearsi tra la Russia e la Cina, col beneplacito
di entrambe, accerchiando il Medio Oriente e soprattutto
l’Iran (dando, per inciso, mano libera a Sharon in
Palestina), per prepararsi a colpire entrambe i giganti
eurasiatici nel loro “ventre molle”; in più dopo aver
fomentato e foraggiato le loro minoranze interne, per
poi presentarsi come paladini dell’antiterrorismo,
nemici giurati di un presunto “fondamentalismo islamico”
creato in provetta. C’è del GENIO in tutto ciò!
E così il rimedio al male non sarà una cura, ma un
cancro distruttivo che già sta penetrando a fondo
nell’indifeso tessuto d’Eurasia, verso il suo “cuore”
per fermarlo per sempre. Gli USA odiano la Civiltà del
Mondo Antico e si apprestano a soffocarne il centro
pulsante vitale, “the Pivot of History”, baricentro
geopolitico e strategico, la terra d’origine degli
indoeuropei.
I VERI STRAGISTINon sappiamo e certamente
non sapremo mai come si siano veramente svolti
gli accadimenti traumatici dell’11 settembre in America:
chi VERAMENTE sia stato il manovratore occulto degli
attacchi dei martiri suicidi. Certamente oramai,
alla luce degi successivi avvenimenti, possiamo dire
solo chi NON E’ STATO: Osama Bin Laden e la sua
rete di Resistenza Islamica. Era dai tempi della
“fabbrica dell’Olocausto” che l’America e i poteri forti
mondialisti non attuavano una campagna propagandistica
mistificatoria di tale portata. Se il mito
sterminazionista è stato determinante per
l’annichilimento della Germania e quindi dell’Europa e
per la nascita dello stato di Israele con la
conseguente, progressiva sconfitta e sottomissione degli
stati arabi della regione all’imperialismo made in USA,
l’attribuzione al miliardario saudita della strage
newyorkese (chissà perché si parla così poco del
Pentagono), ha rappresentato per l’Amministrazione di
Bush J. l’occasione imprevista …[?!?] per
scatenare l’offensiva finale verso l’obiettivo
individuato da almeno un secolo: il cuore dell’Eurasia.
L’invasione dell’Afghanistan con il suo solito
contorno di bombardamenti devastanti, di fame, di
torture sui prigionieri inermi, esposti come animali in
gabbia (come nel 1945, come per Ezra Pound, come per i
prigionieri tedeschi e giapponesi) ha conseguito tutti
gli obiettivi prefissati dagli americani escluso proprio
quello proclamato dalla propaganda per giustificare la
guerra: la cattura/uccisione dei Osama Bin Laden e dello
Sceicco Omar. Persino i media più asserviti al
potere mondialista, americani compresi, hanno avanzato
riserve e qualche timido sospetto su tutta l’operazione;
a cui ha risposto un silenzio ancor più assordante della
grancassa mediatica planetaria che l’aveva preceduto.
Ironia della sorte è che gli USA hanno preteso ed
OTTENUTO dalle future vittime della loro strategia di
dominio planetario, Russia e Cina in testa,
l’assenso-consenso alla guerra di conquista
dell’Eurasia. Ciascuno dei contendenti pensando di
trarne qualche vantaggio futuro a fronte di un danno
immediato ed evidente.
RUSSIA: L’ULTIMA CHANCERiuscirà soprattutto la
Russia a scuotersi dall’immobilismo ipnotico nei
confronti del piano Anaconda statunitense che stritola
nelle sue spire non solo le povere vittime afghane ma
tutto il continente Eurasia? Riuscirà il popolo
russo a liberarsi dai poteri forti impostigli da più di
un decennio dal Mondialismo trionfante? Riusciranno
le élites russe più coscienti del RUOLO GEOPOLITICO del
loro paese e dell’intero continente eurasiatico a
riprendere in mano il destino della Russia per guidare
la riscossa dagli ultimi avamposti liberi e ricacciare
la talassocrazia a stelle e strisce dall’Heartland e dal
Rimland, oltre i tre oceani?
Dalla risposta a questi quesiti dipenderà nei
prossimi anni il futuro non solo della Russia, ma anche
dell’Europa, della Cina, del mondo arabo e islamico,
come dell’Africa e dell’America Latina: i destini e la
medesima sopravvivenza dell’EURASIA e del Mondo:
“Who rules World-Island command the World”…
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